Pericle Fazzini

(Grottammare, 1913 – Roma, 1987)

Danzatrice, 1936

Legno, cm. 164 x 95 x 34,5
Banca Monte dei Paschi di Siena

Pericle Fazzini, cresciuto nella bottega di falegname del padre, giunse a Roma nel 1930 e dimostrò subito la sua grande capacità nel lavorare il legno. Dopo alcune prove che già nel 1932 lo imposero all’attenzione dei critici e dei colleghi artisti, ottenne la borsa di studio del pensionato artistico, che non gli venne però riconfermata nel 1935.

Per fronteggiare un periodo di isolamento si concentrò su un progetto innovativo ed ambizioso: “Un grande Coro (o Concerto), di statue di legno di cui dovevano far parte un musico, un giovane declamante, un ragazzo in ascolto, una danzatrice, e, forse, un’altra figura”. Il gruppo di opere non venne portato a termine ma ebbe per Fazzini una funzione catartica: il Giovane che ascolta e il Giovane che declama, vennero successivamente rilavorati ed esposti con successo a Venezia nel 1938, col titolo Momenti di solitudine. La lucentezza preziosa, quasi una patina bronzea, che qualifica le due opere, fu spiegata dall’artista stesso nell’Autopresentazione per quella Biennale: “come se, avendo messo nel fiume un qualunque pezzo di sasso a cigli vivi, che, arrivato alla foce, l’acqua con lo scorrere me l’avesse reso tondo”.

La Danzatrice qui esposta rimase invece ad uno stadio intermedio: l’istantanea che lo scultore riesce a fissare, fermando nell’opera un momento della danza, è esaltata dalla anatomia acerba della fanciulla e dal contrasto tra la politezza del torso e delle gambe e il non-finito del volto e della capigliatura, su cui forse l’autore avrebbe voluto tornare, ma che costituisce uno dei punti di fascino della scultura.