Giorgio Morandi

(Bologna, 1890 – Bologna 1964)

Paesaggio, 1943

Olio su tela, cm. 54,5 x 65,5
Banca Monte dei Paschi di Siena

Nella produzione di Morandi i paesaggi costituiscono un quarto dell’intero catalogo, decisamente sovrastati dalle nature morte alle quali è tradizionalmente affidata la sua fortuna storiografica e collezionistica. Eppure il pittore stesso dichiarò in una delle rare interviste: “E’ vero, ho fatto più nature morte che paesaggi – e dire che i paesaggi li amavo di più. Ma bisognava viaggiare e soffermarsi in un posto o nell’altro e ritornarvi per completare il lavoro. Percorrevo a piedi la valle del Savena sostando sull’una o sull’altra sponda del fiume; oppure d’estate mi recavo a Roffeno o a Grizzana”.

I soggiorni sull’Appennino bolognese diverranno permanenza obbligatoria tra il 1940 e il 1944 per sfuggire ai bombardamenti che minacciavano Bologna, ed in quegli anni il numero dei paesaggi cresce esponenzialmente: se ne contano ben 87, contro i 50 circa degli anni dal 1914 al 1937. Così gli anni della guerra diverranno per Morandi l’occasione di lunghe meditazioni sulle case, le strade, le siepi, i campi dell’Appennnino bolognese: a quelle concentrate riflessioni appartiene anche il Paesaggio qui esposto, nel quale l’equilibrio della costruzione spaziale si dispone in accordo con un controllo assoluto della pennellata che traduce in una raffinata cromia la luce dorata dei campi e il verde della vegetazione.

Ai paesaggi di questi anni di guerra ha dedicato descrizioni indimenticabili il critico bolognese Francesco Arcangeli, che ricordava nel 1964 come l’artista, pur nell’isolamento delle montagne dove giungeva l’eco della guerra, avesse consegnato alle tele immagini “di solitudine estrema e mortalmente serena” per concludere: “come sembra piccola e pur smisurata, nel ricordo, l’Italia combattuta di quegli anni”.