Filippo De Pisis

(Ferrara, 1896 – Milano, 1956)

La tenda rossa, 1931

Olio su tela, cm. 153,5 x 83,5
Banca Monte dei Paschi di Siena

Fin da giovanissimo De Pisis dimostra un talento creativo e versatile, nel quale ad una spiccata inclinazione letteraria si abbina l’interesse per la pittura che diverrà poi una passione intensa, ed affiancherà la scrittura in una osmosi feconda.

Nel 1925 ha inizio l’esperienza parigina, dove partecipa attivamente al gruppo degli “italiani di Parigi”. La permanenza nella capitale francese si protrasse fino al 1938 e in quegli anni la sua pittura giunse a maturazione, soprattutto grazie all’esperienza dell’impressionismo francese. Sono di questo periodo le vedute urbane, i ritratti, i nudi nello studio. Agli anni parigini appartengono le nature morte più felici, che per la pittura concitata e rapida hanno indotto i critici a paragoni con Edouard Manet, che De Pisis ebbe modo a Parigi di studiare a lungo.

Ne La Tenda rossa il drappo porpora che inquadra la composizione e l’arioso sfondo di cielo rimanda, oltre la cultura impressionista, anche a reminiscenze tiepolesche, contaminate, in un gioco sapiente e ironico, dalle modernissime sagome dei piccoli aerei in volo. De Pisis stesso alluse, per questo particolare, alle famose “trasvolate” atlantiche che Italo Balbo aveva inaugurato a partire dal 1928: “da qualche tempo nei limpidi cieli della mie nature morte marine dipingo, (un leggero frego nervoso) uno due tre aeroplani”.

La ricorrenza delle nature morte, lungi dal rimandare a superficialità decorativa, costituiva, secondo una testimonianza dell’artista stesso, l’espressione più sincera del tormento del suo tempo: “Se le mie opere hanno un difetto è precisamente di natura opposta: esse si ricollegano, per ragioni troppo profonde, per essere espresse in poche righe, al travaglio caratteristico della nostra epoca”.