Felice Carena

(Cumiana, 1879 – Venezia, 1966)

La scuola, 1928

Olio su tela, cm. 204×351
Banca Monte dei Paschi di Siena

Ne La scuola dipinto nel 1928 l’artista si rappresenta circondato dagli allievi di fronte alla modella, metafora della stessa pittura; lo schema compositivo cita il famoso Studio del pittore di Gustave Courbet, esposto a Parigi nel 1855, e rimanda anche, nel nudo femminile ad una lunga serie di esempi illustri, dalla Venere di Tiziano, passando per la Maya desnuda di Goya fino all’Olympia di Manet. L’artista dà prova di abilità nei ritratti degli studenti, nella vasta gamma di fogge e abbigliamenti e nella resa fisiognomica di ognuno.

Il quadro fu esposto in quello stesso anno alla Biennale di Venezia, dove l’artista aveva riscosso unanime ammirazione nelle due precedenti edizioni per il ricco e colto apparato di fonti antiche esibite nelle proprie opere: Giovanni Bellini, Tiepolo, Veronese, senza trascurare neppure esempi a lui più vicini come Gustave Courbet, Paul Gauguin e Édouard Manet. Era stato proprio questo linguaggio colto, aggiornato ma lontano da asprezze sperimentali, ad imporre Carena come professore di Pittura all’accademia di belle arti di Firenze, un ruolo che egli volle consarare proprio con La Scuola.

Ma la critica fu disorientata dalla complessità del soggetto e dalla materia pittorica che dava alla tela un effetto di bozzetto più che di lavoro finito; questo fu all’origine del mancato acquisto da parte dello Stato o di collezionisti italiani. Il quadro si aggiudicava però l’anno successivo il prestigioso premio Pittsburg ed emigrava negli Stati Uniti, fino al dopoguerra quando ritornò sul mercato antiquario e fu acquistato dalla Banca Toscana.